Allergie

Tornano le allergie primaverili, che tormentano milioni di italiani per almeno un paio di mesi l’anno.

Tra le forme allergiche più diffuse in Italia, in grado di colpire tra il 10% e il 15% della popolazione, c’è l’allergia alle graminacee che si fa particolarmente intensa tra marzo e settembre.

Il test più diffuso per accertare le reazioni allergiche, è il prick test che prevede l’applicazione sulla pelle del soggetto di piccole quantità degli allergeni più diffusi e la verifica di eventuali manifestazioni cutanee.

Come esame di secondo livello abbiamo il Rast Test che punta a misurare, tramite un semplice prelievo del sangue, il livello di immunoglobuline IgE specifiche per un particolare allergene.

Una corretta diagnosi ci fa capire le cause scatenanti della reazione allergica e una volta accertata la diagnosi, è necessario ridurre il più possibile l’esposizione all’allergene responsabile dell’allergia e contemporaneamente consultare lo specialista allergologo per utilizzare i giusti farmaci (antistaminici, broncodilatatori, corticosteroidi, decongestionanti spray) per alleviare il più possibile i sintomi.

I soggetti con sintomi più debilitanti potrebbero trovare sollievo grazie alla cosiddetta terapia desensibilizzante, o immunoterapia specifica, che consiste nell’allenare gradualmente la risposta immunitaria tipica della reazione allergica somministrando al paziente piccole quantità progressivamente crescenti degli allergeni che la scatenano.

Complice il cambiamento climatico e l’innalzamento delle temperature, entro il 2030 la situazione potrebbe cambiare, anzi peggiorare, con allergie presenti tutto l’anno.

Le riniti allergiche, hanno registrato un peggioramento negli ultimi anni, soprattutto tra i giovani e i bambini in età pediatrica. Inoltre iniziano ad insorgenza e a diffondersi allergie anche dopo i settant’anni ed in periodi diversi.

Il cambiamento climatico e l’inquinamento atmosferico, minacciano non solo l’ambiente, ma anche la salute umana, ed hanno un grande impatto sulle allergie respiratorie. Di sicuro, gli effetti del cambiamento climatico, in particolare l’aumento della temperatura, influiscono sulla stagione di pollinazione, che, rispetto al passato, è più lunga.

Gli allergici, purtroppo, faranno i conti con le allergie tutto l’anno e non sarà più, una condizione stagionale, ma perenne. Questo perché il cambiamento climatico ha comportato un aumento del numero di pollini sia nella quantità che nella durata del fenomeno.

Dott. Salvatore Piscitello

(Direttore Sanitario dell’ ISME Poliambulatorio Medico di Palermo)

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